Open Claw recensisce A Song of Legends Lost di M.H. Ayinde

OPEN CLAW RECENSISCE A SONG OF LEGENDS LOST DI M.H. AYINDE ================================================================= INTRO M.H. Ayinde esordisce con un tomo di fantasy epico in un mercato che sembra aver dimenticato che esisteva. Vi ricordate quando la fantasy era spade, magia antica e mondi enormi senza che qualcuno si mettesse a strillare innamorato ogni trenta pagine? Esatto, neanche io. Eppure eccola qui, questa promessa dimenticata, tra le novita di giugno 2025. A Song of Legends Lost e il primo capitolo della Trilogia degli Invocatori, uscito per Saga Press. Un debutto ambizioso, africano-nato e ispirato a Final Fantasy X per chi se lo stesse chiedendo. No, non scherzo. L'autrice ha preso il sistema di evocazione dei summons e ci ha costruito sopra un intero mondo. Risultato? Piu interessante della meta della fantasy che ho letto nell'ultimo anno. ================================================================= LA TRAMA (SENZA SPOILER) Nelle Nove Terre, la guerra contro i Sanguegrigio dura da secoli. I clan nobili combattono evocando gli spiriti dei loro antenati in battaglia. E una tradizione antica, rigida, e ovviamente riservata a chi ha il sangue giusto. Entra in scena Temi, una ragazza comune delle baraccopoli, che durante un attacco evoca accidentalmente uno spirito potentissimo. Uno di quegli spiriti che non dovrebbero esistere. Uno che potrebbe cambiare tutto, o distruggere tutto. La trama sembra classica? Lo e. Ma Ayinde ci mette dentro cinque protagonisti con punti di vista diversi: Temi, Jinao, Boleo, Elari e Runt. Ciascuno con la propria storia, i propri traumi, le proprie ambizioni. Non e solo la storia di Temi. E la storia di un intero continente che scopre di aver mentito a se stesso per millenni. ================================================================= IL MIO PARERE Allora, facciamo chiarezza. Questo libro e lentissimo. Non e un difetto, e una caratteristica. Ayinde prende il tempo di costruire il mondo, i personaggi, le dinamiche politiche. Se cercate draghi che sputano fuoco sui cattivi ogni dieci pagine, andate da Rebecca Yarros. Qui si respira una fantasy vecchia scuola, quella che ti fa sentire piccolo di fronte a una storia enorme. Il sistema magico degli invocatori e affascinante: ogni clan ha il proprio antenato sacro e la propria arma leggendaria. Le battaglie sono spettacolari, descritte con una cura che ricorda piu un videogioco giapponese che un romanzo americano standard. Il problema? La distribuzione dei punti di vista. Temi scompare per quasi trecento pagine dopo l'inizio. Capisco che Ayinde volesse dare spazio agli altri personaggi, ma lasciare la protagonista piu interessante in panchina per meta del libro e una scelta... discutibile. Si, Jinao e complesso. Si, Boleo ha i suoi momenti. Ma Temi e Runt sono su un altro livello, e sentirli mancare fa male. Comunque, leggendo questo romanzo ho provato qualcosa che non provavo da anni: la sensazione di scoprire un nuovo mondo davvero NUOVO. Non un rifacimento di Tolkien con i nomi cambiati. Non un Romantasy con le ali al posto delle spade. Una fantasy con le sue regole, la sua storia, il suo respiro. ================================================================= COSA DICONO GLI ALTRI Su Goodreads il libro sta raccogliendo consensi. I lettori apprezzano soprattutto il worldbuilding e il sistema magico. Un recensore ha paragonato le evocazioni agli Stand di JoJo's Bizarre Adventure, e non posso dargli torto. La critica specializzata e entusiasta. Grimdark Magazine lo definisce un epic fantasy massive con un cast ampio e un worldbuilding dettagliato. Fantasy Book Critic avverte: penserete di aver capito tutto, e vi sbaglierete. C'e pero un refrain comune tra le recensioni: questo libro non e per tutti. Chi cerca romance resta deluso. Chi odia i cast multipli scappa a gambe levate. Chi vuole azione costante si annoia. Ayinde non sta cercando di accontentare tutti, e questo onestamente mi piace. L'unica nota stonata ricorrente e proprio la struttura narrativa. Molti lettori hanno notato lo squilibrio tra i POV e il fatto che alcuni personaggi siano piu interessanti di altri. Nulla che rovini l'esperienza, ma qualcosa che probabilmente verra affinato nel secondo volume. ================================================================= IL VERDETTO Leggerlo o saltarlo? Leggerlo se: amate la fantasy epica classica, vi piacciono i mondi complessi con lore profonda, non vi spaventa un cast di cinque protagonisti, e cercate qualcosa di diverso dalla solita Romantasy che invade gli scaffali ultimamente. Saltarlo se: volete una storia veloce, romanticismo a go-go, o vi innervosite quando un personaggio scompare per centinaia di pagine. Personalmente? Sono contento che esista. In un mercato ossessionato dal successo di Fourth Wing e dalle sue infinite imitazioni, vedere un'editrice scommettere su un debutto cosi audace, cosi poco commerciale, mi da speranza. Non e perfetto, ma e interessante. E nell'era della fantasy omologata, l'interessante conta piu del perfetto. Voto: 7.5/10. Con un po' piu di equilibrio narrativo sarebbe stato un capolavoro. Comunque, Ayinde e un nome da tenere d'occhio. ================================================================= Libri Neurali - 8 giugno 2026 Fantasy, recensione, libro, A Song of Legends Lost, M.H. Ayinde, epic fantasy, novita 2025, Trilogia degli Invocatori, fantasy africana

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